|
Per molti secoli centro politico, culturale e commerciale del Salento,
l' antica Hydruntum fu bizantina e gotica, poi normanna,
sveva, angioina e aragonese.
L' invasione turca del 1480 fu un episodio cruento e drammatico, con la
morte di 800 cittadini che non vollero rinnegare la fede cristiana; i
loro resti mortali sono custoditi nell' appside della navata destra in
Cattedrale.
Oggi Otranto, detta "Porta d'Oriente", mantiene l'influenza
araba nelle vie, nelle arti e sui palazzi.
Malgrado le distruzioni subite, la città conserva un nucleo storico
molto ben definito, suggestivo per l'aspetto delle sue case dipinte a
colori vivaci, e chiuso nella cinta delle fortificazioni che si affacciano
sulla sponda meridionale del porto naturale.
La Basilica Cattedrale è nel cuore di Otranto;
collocata sul punto più alto della città, contiene una delle
cripte più grandi di Puglia. Eretta nel 1080-88, ricca di influenze
orientali nell'architettura e nelle decorazioni, fu restaurata nel 1481
dopo i danneggiamenti turchi e recentemente è stata liberata dalle
decorazioni barocche.
La facciata principale presenta l'impianto tipico del romanico-gotico
pugliese, soprattutto nel taglio spaziale della struttura. Il rosone è
rinascimentale, rifatto (dopo la liberazione dai Turchi del 1481) grazie
all'intervento di Serafino da Squillace, in stile romanico con influenze
siciliane, probabilmente rispettando in parte l'originale dell'epoca.
Il portale è appesantito dalle strutture barocche volute da Adarzo
de Santander; la tendenza a "barocchizzare" le chiese si spinse
al punto che, nella prima metà del XVIII secolo, l'arcivescovo
Orsi fece stuccare l'intera facciata per decorarla con foglie dorate (l'
intervento fu eliminato nel 1912).
La porta minore, sul lato sinistro, è stata scolpita da Nicola
Ferrando da Galatina, ed eseguita su commissione di Serafino da Squillace
che ritroviamo raffigurato con i paramenti sacri ed in abiti francescani.
Al di sotto si vedono i busti dei vescovi di Alessano, Castro, Ugento,
Gallipoli, Lecce e dell'Abate di San Nicola di Casole.
Internamente la basilica si sviluppa in una pianta a croce latina, a tre
navate, ed ha lunghezza di 54 metri e larghezza di 25; la navata centrale
presenta quattordici colonne di granito levigato. Il soffitto a cassettoni,
commissionato dall'arcivescovo Francesco Maria de Aste (1674), impedisce
di vedere lo slancio della navata centrale, originariamente coperta da
capriate in legno affrescate con immagini di angeli. Sull'arco maggiore
vi è un'iscrizione che ricorda il nome dell'arcivescovo teatino
Francesco Maria de Aste.
Nella navata destra si ha il sepolcro del vescovo Serafino da Squillace
e gli altari del Cristo risorto (1662) e della Vergine in Gloria e due
Santi (1628). Proseguendo nella navata, nei pressi della scalinata che
porta alla cripta, si vedono quattro colonne, attribuite al Riccardi,
provenienti dall'antico altare della cappella dei Martiri, innalzato nel
1524.
La Cappella dei Beati Martiri Idruntini, di forma ottagonale e sormontata
da una cupola, contiene reliquie nelle sette bacheche di vetro. Nella
navata sinistra si notano l'affresco raffigurante la Pentecoste (XV sec.)
il Fonte Battesimale, di stile barocco, in marmo intarsiato, il mausoleo
di Francesco Maria de Aste e l'altare con la tela della Visitazione (XVI
sec.). Il pulpito, di epoca settecentesca, è in legno. I portali
decorati, sia quello davanti alla Cappella dei Martiri, sia quello davanti
alla Cappella del Sacramento (nella navata laterale sinistra) furono eseguiti
sotto l'arcivescovo Orsi (1722-1752).
All'interno della Cappella dei Martiri, nella prima teca a destra, sono
custoditi alcuni i resti ancora integri dei Martiri; all'interno dell'altare
è conservata la pietra che, secondo la leggenda, servì da
ceppo al boia ottomano per la decapitazione dei Martiri Idruntini nel
1480. Nei pressi della sagrestia si trova l'organo settecentesco in legno,
recentemente restaurato.
Per accedere alla cripta si percorre una scalinata che mostra, sulla sinistra,
i resti di un'antica chiesa rupestre.
Internamente si ha una selva di colonne, diverse per forma e materiali,
e volte a stella strettissime che creano un gioco infinito di luci ed
ombre e di archetti che si intrecciano. Anche i capitelli si mostrano
molto diversi per forma e materiali. Sulla destra dell'altare si ha affresco
di stile gotico-orientale, rappresentante la Madonna Odigitria.
Il vero tesoro della Cattedrale di Otranto è il pavimento
musivo, un capolavoro del 1163-1165, che copre circa 600 metri
di superficie pavimentale. Nell'opera si distinguono almeno tre grandi
aree: l'albero della vita, che svetta altissimo sulla navata centrale
dall'ingresso al presbitero; il pavimento musivo che, dal transetto fin
sotto l'altare, riprende tappeti e drappeggi orientali e le figure disposte
intorno all'antico altare circolare.
L'albero, che occupa tutta la navata centrale fino al transetto, è
sorretto da due elefanti e termina con Adamo ed Eva. Sulla destra degli
elefanti si ahnno i suonatori d'olifante, sulla sinistra i lottatori.
In alto, sempre a destra, Alessandro Magno che sale al cielo tendendo
le esche a due grifoni. Tutto intorno numerose figure, tra cui l'amazzone
che caccia un cervo (sulla sinistra) e sopra di essa un leone quadricorpore
che schiaccia due serpenti; al di sopra, la costruzione della torre di
Babele e la raffigurazione del diluvio universale con l'arca di Noè,
gli animali e la colomba col ramoscello d'ulivo.
Dal transetto all'altare si ha una raffigurazione che ha la forma di un
tappeto orientale, con dei tondi contenenti i segni zodiacali.
Le figure intorno all'Altare Maggiore sono di tipi diversi: una serie
di pescatori e marinai, due uomini a bordo di una barca che indiacano
un avvenimento eccezionale, un uomo con dinanzi un cavaliere. In basso
vi è la sequenza (tratta dalla Bibbia) di Giona che predice la
distruzione di Ninive. Nella navata sinistra si ha un albero (l'albero
del Bene e del Male) sorretto da un toro, che separa gli eletti dai dannati.
Tra gli eletti si riconoscono Abramo, Isacco e Giacobbe; tra i dannati
il ricco Epulone.
Segue la raffigurazione di una bilancia che pesa i peccati; i dannati
cotti nei calderoni e Satana con la corona in quanto re degli inferi.
Nella navata destra si ha un albero che termina con Atlante che regge
il Mondo. Sulla destra si notano la sfinge alata, l'arpia e Marvuacius
che trafuga l'Arca dell'Alleanza, sulla sinistra il leone che azzanna
un serpente mentre divora un caprone.
|
Il Castello Aragonese dovrebbe, in realtà, chiamarsi
castello Vicereale in quanto la sola torre più alta è aragonese,
il resto è opera del governo vicereale che resse a lungo Otranto.
All’esterno spiccano gli stemmi di Carlo V d’Asburgo, di Don
Pedro Giron e di Don Pedro da Toledo. Entrando si trovano due stanze:
in quella a destra c’è la cappella in cui è sepolta
Teresa de Azevedo, dedicata a Sant’Antonio. Originariamente la struttura
era un porticato con tre archi e tre portali di cui rimangono i battenti.
Il cortile interno presenta numerose aggiunte, come la scala esterna che
porta al piano superiore ed il balcone sul portale d’ingresso. Dal
cortile si accede alla sala triangolare, che, originariamente era rettangolare,
presenta una volta con i conci sagomati a spina di pesce.
Salendo sulla sinistra, si ha una sala voltata a botte, con una sovrapposizione
delle strutture architettoniche: una parte è in carparo, una in
pietra leccese e vi sono conci di diverse dimensioni; le due aperture
per il fuoco d’artiglieria sono sia per il tiro radente, sia per
quello piombante. Visitando il piano superiore si trovano due altre sale
circolari, interne alle torri, con bocche per il fuoco radente ed il buco
scacciafumo sulla sommità.
Proseguendo, si ha una sala che presenta un affresco; una leggenda vuole
che sia il marchese De Azevedo, lì dipinto per guardare in eterno
la sua sposa, sepolta nella cappella sottostante. Il piano superiore presenta
un grande spazio, una vera e propria piazza d’armi un tempo munita
di numerose bombarde e colubrine mobili. Da qui si può vedere interamente
il porto, la torre del Serpe e la Cattedrale. Una bertesca, sicuramente
settecentesca, era l’unico riparo disponibile. Questa parte fu ultimata
nel 1572 dal senese Tiburzio Spannocchi. Adiacenti alla alla Torre Aragonese
due torrette gemelle (chiamate “i carabinieri” dagli Otrantini)
permettevano le segnalazioni a lunga distanza.
La Torre Matta, fuori dal Castello, è un “puntone”,
che offre al nemico uno spigolo vivo, difficile da colpire ed impossibile
da scalare. Per permettere alle strutture difensive di resistere ai colpi
dell’artiglieria occorreva potenziare la capacità di resistenza
delle murature, si decise quindi di utilizzare il carparo, una calcarenite
locale, difficile da lavorare, scolpire o sagomare.
L'Episcopio, il Palazzo Vescovile, con portale in stile
barocco, contiene un importante archivio storico. Vicino ad esso si trova
il Museo Diocesano (palazzo Lopez y Royo).
|
La piccola Chiesa bizantina di S. Pietro in Otranto,
sorta nei sec. V-VIII e ricostruita verso il XII, fu fondata, secondo
una tradizione, al passaggio di San Pietro stesso in Otranto durante il
viaggio verso Roma.
La pianta di questa chiesa è a croce greca, inscritta in un rettangolo,
con i lati pressoché uguali tra di loro. Nell'abside media vi è
un altare barocco fatto erigere nel 1841, mentre un altro, sulla parete
nord è dedicato a S. Pietro. Nell'abside sinistra è raffigurata
la Madonna col Bambino benedicente. Nel lato destro si trova l'immagine
di S. Nicola, nel sinistro S. Francesco.
Nell'abside si vede il Cristo morto, disteso fra le braccia della Vergine,
con le due Maddalene ai lati. Sulla volta a botte vi sono due affreschi
(certamente i più antichi) raffiguranti da un lato l'Ultima Cena,
con un iscrizione greca, e dall'altro la lavanda dei piedi.
Una serie di Santi racchiusi nei medaglioni completa il ciclo, tuttavia
questi ultimi sembrano essere delle aggiunte di epoca barocca.
In epoca pre-cristiana doveva probabilmente sorgere un tempio alla dea
Minerva. Su quella collina, dove nel 1480 ottocento uomini circa furono
decapitati dai turchi per la fede, sorge l'attuale chiesa di Santa
Maria dei Martiri (1614) con annesso l'ex Convento dei Minimi
(1542). È di stile barocco. Degne di note sono le tele dell'Immacolata,
dell'Arcangelo San Michele, e di Santa Maria dei Martiri, opera del pittore
albanese Gurim Barzaiti (1992) e gli altari di San Francesco di Paola
e di Sant'Antonio in pietra leccese lavorata.
Nel 1990 la Chiesa è stata elevata a Santuario diocesano.
Le Grotte dei Cervi, scoperte nel 1970, rappresentano,
probabilmente, il primo insediamento umano del Salento, risalenti circa
a 20.000 anni a.C. Sono ricche di pitture rupestri e conservano reperti
di enorme valore paleolitico.
Lungo la costa si possono ammirare le torri costiere
risalenti al XV secolo; Torre dell'Orso, Torre Sant'Emiliano, Torre del
Serpe, Torre Santo Stefano.
|